Joe Dante arriva dalla factory di Corman (infatti qui produce la New Word Pictures) e dal circuito dei grindhouse, dentro cui si era già fatto notare con il precedente Hollywood Boulevard. Ciò nondimeno, basta una sola sequenza di apertura per far subito capire che tutto è tranne che uno sciatto mestierante di serie B. Al punto che qui si permette addirittura una citazione da Quarto Potere di Welles, con tanto di inquadratura iniziale iper-cinefila, sul cartello di “No Trespassing”. Ovviamente al di là del recinto non troveremo nessuna dimora solitaria con nessun Charles Foster Kane, quanto piuttosto una piscina sotto controllo militare, con dentro una flotta assassina di piranha famelici, geneticamente modificati e pronti a divorare qualunque cosa.
Piranha è un piccolo gioiello dell’eco-vengeance (o anche beast-movie) come furono ribattezzati tutti i film degli anni ’70 che muovendo dall’esempio dello squalo spielberghiano, si concentravano sulla rivolta degli animali contro l’uomo. E’ altresì un piccolo gioiello di serie B in toto e una piccola summa del mondo cormaniano dei tardi anni ’70, perché qui dentro c’è tutto un universo di caratteristi, effettisti, tecnici e pochi danari di ordinanza che hanno fatto le ossa di tanto cinema del maestro.
Le coordinate dentro cui si muove Dante sono chiare: mai prendersi troppo sul serio, ma colpire a dovere quando serve, mantenendo le redini del discorso con una miscela esplosiva di citazioni cinefile. Tutto inizia, appunto, dalla piscina abbandonata nella zona militare, dove troviamo anche una sorta di laboratorio da scienziato pazzo, con dentro tutte le cose che devono esserci di default, quindi una serie di alambicchi e prototipi di esperimenti, con tanto di mostriciattolo in stop-motion che è scappato dall’ampolla e si aggira furtivamente dietro gli angoli. Lo scienziato della situazione altri non è che il Dr. Robert Hoak, nella sfiziosa interpretazione di Kevin McCarthy, indimenticato protagonista de L’invasione degli Ultracorpi, che qui nelle sue movenze a due passi dall’isteria omaggia proprio il suo vecchio personaggio. A scatenare tutto, nonostante gli avvertimenti del dr. Hoak sono i due sprovveduti protagonisti, interpretati da Bradford Dillman e l’ex playmate Heather Menzies, già apparsa in un film con animali assassini, chiamato Sssssss.
Altro volto che salta subito agli occhi, nella parte di una scienziata della Cia, è la sempre lunare Barbara Steele, qui abbastanza lontana dalla magia ultraterrena dei gotici italiani, ma ancora molto elegante e sinuosa, per non parlare di Paul Bartel, altro regista del mondo Corman con i classicissimi Anno 2000: la corsa della morte e Cannonball, che qui vediamo alle prese con un campo estivo pieno di bambini e di giovani ragazze. Non può mancare ovviamente il proprietario cinico del parco acquatico, che non si fa scrupoli a tenere i bagnanti a mollo, pur sapendo della minaccia, che qui è interpretato dal leggendario Dick Miller, caratterista di vecchio stampo, presenza encomiabile di molti film prodotti da Corman e figura permanente in tutti i film di Joe Dante e in decine di film americani, al punto che il suo è un volto entrato quasi nell’immaginario collettivo. Così come si nota un’altra aficionada di Dante come la fascinosa Belinda Balaski, qui nella parte di un’insegnante di nuoto.
Poi ci sono loro. I pesci carnivori. La battuta migliore del film spetta proprio a Paul Bartel, quando sentenzia ironico davanti ad una bambina che ha paura di nuotare: “Di che hai paura? Gli uomini mangiano i pesci, non il contrario”. Non l’avesse detto… si scatena la mattanza ai danni delle istruttrici di nuoto e dei pargoletti, in un festival della crudeltà davvero notevole. I piranha non vengono mai mostrati benissimo, vuoi per una precisa scelta registica, vuoi per una evidente povertà di mezzi, ma basta far gorgogliare un po’ l’acqua, far sentire il rumore di una segheria a mollo e spruzzare litri di liquido rosso, che l’effetto si ottiene. Merito anche qui di due giovani effettisti in odore di gloria successiva come Phil Tippet e Rob Bottin, che poi passeranno a cose più toste e gratificanti come Robocop e La Cosa.
Rivisto a distanza di anni, Piranha mantiene intatto e integro tutto il fascino grezzo della serie B. Ora dopo il seguito, quel Piranha Paura, semi abortito da James Cameron che non lo ha mai riconosciuto come proprio, non ci resta che aspettare di vedere, in perfetta e modaiola gloria 3D, i pesciazzi in cgi di Alexandre Aja, nel remake che sarà visibile nelle sale, da qui a poco.






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