Ecco un classico dei circuiti grindhouse, uno dei più famosi e anche uno dei più terrificanti in termini proprio di riuscita artistica e cinematografica. Quando Tarantino e Rodriguez hanno tirato su tutto il baraccone del double feature Death Proof-Planet Terror è a prodotti come questo che pensavano. Loro però ci hanno messo dentro un bel budget, attori decenti, riprese, luci ed effetti da grande studio hollywoodiano e dulcis in fundo una inequivocabile verve autoriale e hanno mancato il bersaglio che si prefiggevano. Vuoi omaggiare i grindhouse movie? E allora devi usare delle macchine da presa da quattro soldi, attori pessimi, luci e impianto audio da scantinato, montaggio da deficienti. Perché per dirla in modo chiaro, i film che negli anni ‘70 venivano passati nei cinema grindhouse e nei drive-in più infimi e lerci della provincia americana, erano proprio i film del cazzo. I film di merda, che non compreresti nemmeno se costassero 50 cent nei cestelli del supermercato.
Drive-In Massacre rientra evidentemente in tutte queste categorie. Si presenta con una strambissima musichetta stile Santana, mentre assistiamo all’entrata delle macchine in un drive-in californiano. Un tipo calvo che sembra un magnaccia di periferia, che nemmeno in Taxi Driver, indirizza in modo sprezzante la gente a prendere posto. Scopriamo poi dopo che il magnaccia in questione è il direttore del drive-in nella superlativa interpretazione di Newton Naushaus, signor nessuno che praticamente ha fatto solo questo film, quindi probabilmente era uno preso dalla strada due secondi prima di girare, e che forse il magnaccia lo faceva veramente. La storia poi prende subito la piega che deve prendere e ci troviamo catapultati in uno strambo e sonnolento slasher, perché nel drive-in si aggira un pazzo che armato di spada da samurai comincia a tagliare teste e recidere gole delle coppiette che vogliono fare un po’ di petting in santa pace.
Arrivano due policeman in evidente stato di sovrappeso, nelle magistrali caricature di tali John F. Goff e Bruce Kimball, che cominciano ad indagare. Appare quindi il personaggio fondamentale di Germy, un giovane ritardato che fa le pulizie nel drive-in e che aiuta i due poliziotti cicciotti nelle indagini. Tutto poi si avvita su se stesso seguendo il copione: omicidio-poliziotti che fanno domande-omicidio-poliziotti che fanno domande. Ad un certo punto le indagini portano sulle tracce di Orville, un pervertito che si diverte a spiare le coppiette e che ha la casa piena di ritagli di giornali porno. Uno stacco e i due poliziotti-cicciotti accorrono in aiuto di una ragazzina rapita da un barbuto armato di machete. Però poi scoprono che possedere un machete non necessariamente fa di te un serial killer da drive-in infatti, andando evidentemente a casaccio, i due propendono per andare dietro al direttore del Drive-In, l’unico che c’è sempre stato in tutti i momenti dei delitti. Ma il finale lascia tutti sorpresi e il mistero rimane aperto, con tanto di fermo immagine recante la seguente scritta: “The senseless bloodbath that gripped a California drive-in has spread to other theathers throughout the country. Authorities say there are no clues to the killers identity and no end to the horror in sight. The killer could strike again. Anywhere… anytime… Who will be next?”. Il regista Stu Segall la butta quindi addirittura sul meta-cinematografico, cercando in qualche modo di contestualizzare la cosa nell’ambito dei drive-in. Da qui il tentativo di far rabbrividire le vere coppiette appartate nei veri drive-in.
Tentativo a vuoto perché non c’è proprio niente che si salvi. Se la sceneggiatura è orribile la resa tecnica è se possibile anche peggiore. Tutto il film è evidentemente girato senza illuminazioni di sorta, senza l’intervento di un faro che sia uno, perché le riprese notturne sono ultra scure. La musica consiste semplicemente di un ticchettio scemotto su una tastiera casio e il montaggio è evidentemente opera di un collage alla meno peggio del girato, per cui gli stacchi sono tutti senza senso alcuno. A questo aggiungiamo l’intervento degli effettisti gore che nelle due o tre scene di omicidio fanno evidentemente uso di vernice rossa e teste posticce fatte col das. Non c’è proprio niente che si salvi in questo film, ma qualcuno che sia alla ricerca dello strambo e del bizzaro cinematografico (alzo la mano…), uno sguardo glielo dovrebbe dare a prescindere.
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